Domenica Musso

Le opere

L'artista

Nata a Fossano il 7/5/54, residente a Fossano in via Orfanotrofio, 21/c.
Architetto ed ex insegnante.
Da alcuni anni incamminata a dar forma attraverso le arti (pittorica, ceramica, poetica) ad una ricerca interiore.
Ha frequentato un corso di Arte e meditazione presso il centro “Sole Luna” a Torino.
Un “Corso base di crescita psicosomatica” (annuale) presso il centro Salute Globale a Bagni di Lucca.
Due corsi di ceramica raku presso ceramisti locali.
Da tre anni lavora con un gruppo dell’Universita’ della terza eta’ di Fossano, nell’ambito della ceramica artistica, seguito da un insegnante dell’Accademia di Torino.
Collabora attualmente a livello cittadino con l’associazione culturale “Arcobaleno” nell’ambito poetico e pittorico e con il Centro Arte e Cultura Studio 13 di Alba

Pensiero artistico

Non ho mai pensato, fin dal primo approccio con i colori, supporti e materiali (tre anni fa), che quello che andavo facendo potesse chiamarsi Arte. Sentivo la necessita’ istintuale di dar forma a lacerazioni troppo forti da contenere nell’anima (Da qui la dicitura “arte come terapia”).
Un’altra freccia vorrei lanciare al fine di esplicare meglio l’approccio al mio lavoro, che identifica bene cio’ che penso a proposito, ed e’ una frase dell’artista Tinguely.”Una volta che ti liberi dalla nozione di arte, acquisisci un numero notevole di liberta’ straordinarie”. Da queste liberta’straordinarie è scaturito tutto cio’ che ho realizzato.
Il ferro e’ stato il mio primo antagonista. Il ferro, materiale “maschile”, che oppone resistenza nell’essere piegato dal volere di chi lo lavora. Il principio di Marte ha qui il suo libero e sublimato sfogo.
Per arrivare, in ultimo, alla creta. Materiale venusiano, “femminile”, che si lascia plasmare senza opporre resistenza.
Mai ho iniziato un lavoro avendone un disegno preciso, ma ho sempre lasciato che le mani dessero forma ad un pensiero e ad un sentire che a me veniva a mostrarsi a poco a poco.
Oserei definirlo un “mostrarsi dell’anima”, piu’ che lavoro istintuale.
La mia pittura è nata, partendo emozionalmente, dai colori quali il rosso, il nero e il bianco, Colori che esplicitano, attraverso il loro significato, il momento da me vissuto:
Il rosso per dissolvere il sacrificio di illusioni preziose.
Il nero per dissolvere gli antichi valori.
Il bianco per la nuova luce.
E tanto nero e tanto rosso ho visto e vedo confluire nei miei lavori, a cui si sono aggiunti l’oro ed il blu.
Ogni opera contiene un materiale(stoffa, ferro, carta) il quale è simbolo del mio “aggrapparmi” ad un mondo reale, $materico, forte legame che io ho con la terra dato dal mio ascendente astrologico.
Se dovessi accademicamente inquadrare i miei lavori li definirei materici, gestuali, informali.
Vorrei citare inoltre, per quanto riguarda il modo con cui eseguo le mie opere, un grande artista: Pollock, il quale ha gia’ scritto sul suo modo di dipingere cio’ che io sento che accade in me.
“la mia pittura non nasce sul cavalletto. Preferisco posare la tela sul pavimento, perche’ ho bisogno della resistenza di una superficie dura. Quando ci sono dentro, nel mio quadro, non mi rendo conto di quel che sto facendo. E soltanto dopo un certo periodo, impiegato a far conoscenza con esso, che riesco a vedere la direzione che ha preso. E non ho paura di fare cambiamenti, perche’ so che il quadro ha una vita sua ed io non cerco che di farla venir fuori.

Spazi e fughe nella pittura di Domenica Musso

Domenica Musso racchiude nella sua pittura esperienze e tematiche che la avvicinano a svariati movimenti e tendenze dell’arte contemporanea. Fedele alla lezione di Jackson Pollock e degli altri maestri americani dell’Action Painting, per Domenica la tela è uno spazio dinamico in cui si organizzano forme e colori attraverso la gestualita’ e le varie sequenze, fino a “scoprire nel risultato finale cose che neppure era intenzione di inserire. Possono cosi’ venir fuori inquietanti “Volti” che ci ricordano un fenomeno paranormale che si manifesta sui muri di una casa spagnola; possono venir fuori “Altri mondi”, misteriose sfere che forse racchiudono altre forme di vita; oppure sono gli stessi “Colori in movimento” che paiono suggerirci bagliori di stelle e visioni di remoti angoli dell’Universo.
A volte il gesto conferisce ritmo allo spazio seguendo un proprio ordine interiore che esclude il compromesso d’inserire elementi figurativi all’interno della composizione: è il caso di “Rosso e nero”, in cui il colore non indulge a soluzioni decorative, ma accoglie sovrapposizioni e riduzioni (si notino le zone di tela lasciate bianche), limitando gli eccessi emotivi con un gesto “in levare”.
Altre volte, invece, l’esito figurativo appare dopo che l’Artista ha lavorato con certosina pazienza la massa cromatica originaria e il risultato è felicemente equilibrato e quasi decorativo (“La foresta”);
oppure dopo che ha addirittura “raschiato” quasi con rabbia le primitive cromie: è il caso del ciclo sugli alberi, dove quei rami scheletrici che s’intrecciano da ogni dove paiono fasci di fulmini che si abbattono al suolo con esplosivo fragore.
La matrice astrattista ( che non esclude contatti con la pittura nucleare e spazialista) è indubbiamente basilare nell’opera della Musso; ma non si tratta di qualcosa di passivamente subito, bensi’ uno stimolo che autonomamente viene a promuovere la ricerca segnica e gestuale, la sua azione che si esplicita all’interno della superficie pittorica(“La coscienza del se - L’Egitto”). Molto significativa l’opera “La fuga”, in cui quello squarcio che s’apre nella fitta tramatura sul blu che sta oltre mi ricorda da vicino il montaliano “punto morto del mondo, l’anello che non tiene, il filo da disbrogliare che finalmente ci metta nel mezzo di una verita’(E. Montale, “I limoni “, da “Ossi di seppia”) Quel blu intenso è una fuga dal consueto, dal logoro, dal ripetitivo, dallo stantio; è uno squarcio di liberta’ verso altri mondi, un “salto” Kierkegaardiano verso altre possibilita’ di esistere..
Di ispirazione simbolico-religiosa il quadro “Kundalini”, che rappresenta la femmina del serpente arrotolata su se stessa quale energia cosmica divina, forza che racchiude tutte le facolta’ innate ma assopite in ogni essere umano (La Musso è seguace degli insegnamenti di Osho).
Simbolico anche il quadro intitolato”Zavorra”: un peso enorme che ci opprime ma di cui possiamo liberarci per raggiungere la pace spirituale.
Segnaliamo infine una produzione particolare dell’Artista, che non esitiamo a definire “post-moderna”: si tratta di una tecnica su pannello appresa da una maestra cinese, talora con l’inserimento di elementi materici quali la seta, che raggiunge gradevoli effetti decorativi nella sua pulizia e semplicita’ lineare.
In conclusione, l’opera complessiva della Musso ci appare connotata da una forte tensione interiore e da una continua ricerca per attingere a modelli espressivi il piu’ possibile confacenti ai messaggi che le urgono dentro; i suoi spazi pittorici sono a volte specchio di inquietudini e conflitti, a volte approdo, dopo la “fuga”, verso “altri mondi” di pace e serenita’.
Marco Pennone